Ritmi vertiginosi

Ritmi vertiginosi

In una società che corre, l’adolescente si perde

Viviamo immersi in una civiltà che viaggia a ritmi vertiginosi, dove il valore è spesso misurato in termini di produttività, velocità, prestazione.

Ma l’identità – quella vera – ha bisogno di lentezza. Ha bisogno di soste, di pause, di fallimenti, di possibilità di tornare indietro.L’adolescente, nel momento forse più delicato della costruzione del sé, si trova a dover rispondere a richieste che non ha scelto: aspettative genitoriali, modelli di successo irraggiungibili, performance emotive da esibire perfino sui social. 

Tutto questo produce ansia, panico, disorientamento. Il rischio più grande è che il tempo dell’adolescenza – che dovrebbe essere il tempo dell’esplorazione – diventi solo un tempo da superare in fretta, come un ostacolo alla vita “adulta”.

Ma la verità è che siamo noi adulti i primi prigionieri della velocità. Inseguiamo traguardi che non ci nutrono, rispondiamo a stimoli senza mai ascoltarci, e nella nostra confusione contagiamo anche chi dovrebbe avere in noi un punto fermo.

Per aiutare davvero gli adolescenti, dobbiamo per primi rallentare. Abitare il tempo, non consumarlo. Ritrovare un senso più umano dell’esistenza, in cui si possa inciampare, respirare, aspettare. Solo così potranno riconoscersi e trovare un’identità non imposta, ma scoperta nel silenzio, nella relazione, nel tempo che fiorisce invece di correre.



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