Risorgere

Risorgere

C’è un errore originario nello sguardo dell’adulto: quello di cercare l’adolescente dove non è. Cerchiamo tra i morti, nelle assenze, nei silenzi, nel fallimento, mentre la vita si è già spostata altrove, in un luogo che non controlliamo, che non abbiamo deciso noi.

Ma per vederlo, per riconoscere l’essere che diviene, occorre che anche il nostro sguardo muoia a se stesso.

Morire all’idea di educare come riparazione. Morire alla tentazione di interpretare l’altro secondo le nostre categorie. Morire al nostro bisogno di vedere frutti immediati.

Solo chi rinuncia alla pretesa di “sapere chi è l’altro” può accogliere la rivelazione che ogni volto porta con sé. 

L’adolescente è già risorto. Non nel senso compiuto e lineare del termine, ma nella forza disordinata e misteriosa del vivente che cerca la propria forma. È vita che spinge, nonostante tutto.

Educare allora è restare presso il sepolcro vuoto senza nostalgia per ciò che non c’è più, senza affanno per ciò che ancora non si vede, ma con la disponibilità radicale a lasciarsi sorprendere dal fatto che qualcosa, senza di noi, è già accaduto.

La resurrezione precede la pedagogia. E forse, nel profondo, educare non è far nascere, ma imparare a non intralciare la nascita.



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