Riecco l’ansia

Riecco l’ansia

Riecco l’ansia. Dopo appena una manciata di giorni, ritorna.
Come una nebbia sottile, si insinua tra i banchi di scuola, tra gli sguardi abbassati degli adolescenti, nei loro respiri trattenuti. L’ansia non è un’eccezione. È diventata la norma silenziosa del nostro tempo.
Il nostro tempo idolatra la prestazione e misura il valore con il metro del risultato. Agli adolescenti non è concesso il fallimento, la lentezza, la ricerca.
Devono sapere chi sono, cosa vogliono, e possibilmente eccellere. Devono rispondere a immagini perfette: corpi perfetti, vite perfette, genitori perfetti, che spesso chiedono senza accorgersene che i figli siano prolungamenti delle loro mancate riuscite.
Ma la performance non genera luce. Illumina brevemente, abbaglia, poi lascia il buio del senso.
Abbiamo bisogno di una pedagogia del distacco — non come disinteresse, ma come forma più alta di rispetto. Il distacco che sa contenere senza stringere, che sa esserci senza invadere. Il distacco che custodisce il mistero dell’altro, senza volerlo possedere o correggere.
Educare non è ottimizzare. Educare è restare accanto mentre l’altro diventa se stesso. E lasciare che anche il non sapere, anche il non riuscire, anche l’ansia, abbiano diritto di esistere.
Solo così, forse, la ferita smetterà di essere vergogna e potrà diventare apertura. Solo così, l’adolescente potrà abitare il tempo senza temerlo.



Acquista libro
Richiedi Info
Seguimi