La mente catastrofica

La mente catastrofica

«La mia vita è stata colma di terribili disgrazie, la maggior parte delle quali non sono mai successe.»

Montaigne tocca una delle verità più sottili della psiche: l’uomo non soffre soltanto per ciò che vive, ma per ciò che anticipa. La mente, nel tentativo di proteggerci, costruisce scenari, prepara difese, immagina perdite, rifiuti, fallimenti. Prima ancora che la vita ci colpisca, siamo già abitati dal colpo.

Questo accade agli adolescenti, immersi nel “non ancora” della loro identità, e accade agli adulti, spesso in forme più ordinate e socialmente accettabili. L’adulto chiama prudenza ciò che talvolta è paura, realismo ciò che è ferita, controllo ciò che è angoscia resa presentabile. Molte rigidità nascono da disgrazie previste così a lungo da essere scambiate per realtà.

La psiche non separa sempre l’evento dalla sua immagine. Un abbandono temuto può chiudere il cuore quanto un abbandono reale; un fallimento immaginato può paralizzare quanto una sconfitta vissuta. Dentro di noi esistono futuri mai accaduti che governano il presente.

La maturità inizia quando l’immaginazione catastrofica viene riconosciuta per ciò che è: linguaggio della ferita, memoria che prende in prestito il futuro per continuare a parlare nel presente.

Ogni volta che obbediamo a una disgrazia mai avvenuta, restringiamo il campo dell’esistenza. Viviamo per evitare il colpo, e intanto perdiamo il contatto con ciò che accade davvero. La vita reale resta lì, più povera delle nostre paure, e insieme più aperta delle nostre difese.



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