Il ragazzo che non si oppone
A scuola il ragazzo ribelle è quello che vediamo per primo. Interrompe, contesta, provoca, mette alla prova il limite e costringe l’adulto a uscire dalla propria posizione. Il conflitto affatica, ma rende ancora visibile la relazione: per opporsi bisogna riconoscere qualcuno davanti a sé.
Il ragazzo passivo, invece, sembra più semplice da avere in classe. Non disturba, non reclama, non entra davvero in conflitto. Rimane al suo posto mentre le parole gli scorrono accanto, come se ciò che accade non lo riguardasse più. La sua quiete rassicura l’organizzazione scolastica proprio mentre dovrebbe inquietare lo sguardo educativo.
La ribellione conserva ancora una forma di attesa. Chi si oppone domanda, anche senza saperlo, che il mondo adulto mostri la propria consistenza. Cerca un confine, una presenza capace di resistere, qualcosa contro cui misurare la propria libertà. Nel suo rifiuto continua a esserci un interlocutore.
La delusione comincia quando questo interlocutore scompare.
Non perché l’adulto non sia fisicamente presente, ma perché non viene più percepito come qualcuno dal quale possa giungere una parola capace di aprire il futuro. Allora il conflitto perde senso. Non si contesta più ciò da cui non ci si aspetta nulla. Non si sfida un mondo che appare già vuoto. La passività diventa così una rinuncia silenziosa al legame.
Purtroppo la cifra dell’adolescenza contemporanea non è più la ribellione, ma la delusione.
Una delusione che raramente assume forme spettacolari. Più spesso si deposita nel disinvestimento, nella stanchezza precoce, nell’ironia con cui tutto viene ridotto prima ancora di essere desiderato. Il ragazzo deluso non dice necessariamente di no: lascia semplicemente che nulla lo raggiunga fino in fondo.
Per noi insegnanti il ribelle è faticoso perché ci obbliga a sostenere il conflitto. Il ragazzo deluso è più radicale, perché ci pone una domanda sulla nostra stessa presenza: esiste ancora, nelle parole che pronunciamo e nelle forme della scuola che rappresentiamo, qualcosa per cui valga la pena attendere?
L’assenza di opposizione non coincide sempre con la pace. Talvolta è il segno che il desiderio ha smesso di cercare un altro a cui rivolgersi.