Essere padre
L’originaria figliolanza di ogni paternità
Nella parabola del Figlio prodigo non accade soltanto il ritorno di un figlio alla casa del padre: accade anche, in modo più sottile, il ritorno di un padre alla sua originaria figliolanza.
Essere padre non significa possedere un’autorità imperturbabile; significa custodire una ferita originaria, un bisogno di essere amati che non si spegne con l’età. Il vero padre, prima o poi, deve compiere un atto vertiginoso: scendere dal piedistallo e tornare figlio. Non basta saper perdonare: occorre imparare a chiedere perdono.
Ammettere i propri errori non è una diminuzione, è un ritorno all’essenza. È come dire al figlio: anch’io sono venuto al mondo nudo e fragile, anch’io ho cercato un abbraccio, anch’io ho sbagliato cercando casa nei luoghi sbagliati.
C’è una verità antica e inquietante in questo gesto: solo chi accetta di tornare figlio può davvero essere padre. Perché solo chi riconosce la propria dipendenza originaria sa accogliere l’altro senza pretese, senza catene.
Quando un padre chiede perdono, accade qualcosa di sacro: la relazione non è più costruita sull’autorità, ma sulla verità. E la verità ci rende pari, ci riconsegna all’unica condizione che davvero condividiamo tutti: quella di essere, prima di tutto, figli.
Ed è forse allora, in quell’abbraccio che non distingue più tra chi guida e chi è guidato, che l’amore si libera dal tempo e diventa eterno.