Essere educatori oggi

Essere educatori oggi

Corso di aggiornamento per docenti al Marco Polo di Cecina

Educare gli adolescenti oggi tra complessità, ascolto e relazione

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di condurre un corso di aggiornamento rivolto agli insegnanti della scuola secondaria di secondo grado Marco Polo di Cecina, dedicato a un tema oggi sempre più urgente: comprendere i nuovi adolescenti e interrogare, insieme, il ruolo educativo dell’adulto dentro la complessità del presente.

Il percorso ha preso avvio da una domanda essenziale: che cosa ci porta a essere educatori prima ancora che insegnanti? Una domanda che chiama in causa la dimensione del servizio, della presenza e della responsabilità educativa, ben oltre la sola trasmissione dei contenuti.

Al centro dell’incontro è stata posta una riflessione sul significato dell’errore e dell’erranza. Nell’adolescenza, infatti, l’errore viene spesso letto soltanto come deviazione o fallimento; eppure, nella sua radice più profonda, l’errare rimanda anche al cercare, al vagare, al cammino di chi non possiede ancora una forma compiuta e sta tentando di trovarla. In questa prospettiva, l’adolescenza appare come un tempo di costruzione, di attraversamento e di ricerca, in cui smarrimento e possibilità convivono. Educare, allora, significa anche saper reggere questo spazio di incompiutezza senza trasformarlo subito in diagnosi o correzione.

Un altro asse del corso ha riguardato la distinzione tra pensiero semplice e pensiero complesso, a partire da Edgar Morin. In un tempo dominato dalla performance, dalla visibilità e dalla pressione sociale, gli adolescenti vengono spesso spinti a credere che se non sono sempre felici, efficienti e sicuri di sé allora ci sia qualcosa di sbagliato in loro. Il pensiero complesso, invece, invita a riconoscere che la vita non è lineare, che dolore e risorse possono coesistere, e che la fragilità non cancella il valore della persona. Questo sguardo è oggi fondamentale per chi lavora nella scuola.

Ampio spazio è stato dedicato anche ad alcuni luoghi comuni sull’adolescenza che rischiano di impoverire il lavoro educativo: l’idea che sia solo una fase di passaggio, che bastino le parole per educare, che i ragazzi siano semplicemente ribelli, o che il fallimento debba essere evitato a ogni costo. Al contrario, l’adolescenza chiede adulti capaci di testimonianza, di tenuta emotiva, di ascolto e di accompagnamento. Chiede adulti che sappiano stare accanto anche quando emergono sofferenza, delusione, vergogna o disorientamento.

Uno dei nuclei più importanti affrontati durante il corso è stato quello della pedagogia del dolore. Viviamo infatti in una cultura che tende a dire implicitamente ai ragazzi che soffrire significhi essere sbagliati. Eppure il dolore, soprattutto in adolescenza, non è un incidente da rimuovere in fretta, ma una parte del cammino umano. Educare non significa eliminare ogni fatica, bensì aiutare i giovani ad abitare il dolore senza esserne travolti, offrendo parole, presenza e possibilità di senso.

Da qui si è aperta una riflessione decisiva sull’ascolto come forma alta della relazione educativa. L’ascolto autentico non coincide con il dare subito consigli o soluzioni, ma con la capacità di decentrarsi da sé per fare spazio all’altro, accogliendo anche ciò che si muove sotto le parole: silenzi, esitazioni, ombre, segnali fragili. Quando un adolescente si sente ascoltato davvero, smette spesso di difendersi o di urlare, e inizia lentamente a raccontarsi. In questo senso, l’ascolto non è una tecnica, ma una postura umana ed educativa.

Una parte del lavoro si è concentrata inoltre sul rapporto tra docenti e studenti, interrogando la possibilità di trasformare la distanza in ponte. In un tempo scolastico spesso segnato da fretta, programmazioni, verifiche e richieste performative, la figura dell’insegnante può tornare a essere decisiva quando riesce a custodire, accanto alla competenza disciplinare, una presenza credibile e umana. Non un adulto perfetto, ma un adulto capace di esserci.

Infine, il corso ha toccato alcuni nodi cruciali del presente adolescenziale: l’ansia, il peso delle aspettative genitoriali, il bullismo, il ritiro, la difficoltà di desiderare, la fatica dell’autonomia e la crisi della funzione simbolica dell’adulto. Temi che ci ricordano quanto oggi educare significhi non soltanto istruire, ma offrire orientamento, limite, testimonianza e senso.

Ringrazio la scuola Marco Polo di Cecina e i docenti che hanno partecipato con attenzione e coinvolgimento a questo momento di formazione. Ogni volta che una scuola sceglie di interrogarsi seriamente sull’adolescenza, compie un gesto importante: riconosce che, per accompagnare davvero i ragazzi, occorre continuare a formarsi, a mettersi in discussione e a restare vivi nella relazione educativa.



Acquista libro
Info
×