coaching e adolescenza
Sono davvero grato ad AICP – Associazione Italiana Coach Professionisti per l’invito a tenere questo webinar dedicato al coaching con gli adolescenti.
Parleremo di ciò che viene prima dell’obiettivo: ascolto, complessità emotiva, presenza educativa, differenze profonde tra il lavoro con i giovani e quello con gli adulti.
Un tema che sento molto, perché è proprio nella relazione che nasce ogni vero percorso di crescita.
Felice di poter condividere questo spazio di riflessione con coach ed educatori che desiderano accompagnare l’adolescenza in modo più consapevole e umano.
Nei giorni scorsi ho tenuto un corso di formazione per AICP dedicato al tema del coaching in adolescenza, a partire da una domanda centrale: che cosa viene prima dell’obiettivo quando si lavora con un ragazzo? L’incontro ha proposto una riflessione sul fatto che, nel lavoro con gli adolescenti, il punto di partenza non sia quasi mai una meta già definita, ma una fatica da attraversare, una domanda di senso, un bisogno di riconoscimento e di ascolto.
Nel corso della formazione è stata approfondita la differenza tra coaching con adulti e coaching con adolescenti. Se con gli adulti il lavoro parte spesso da obiettivi formulabili, con i ragazzi emerge prima di tutto la necessità di creare uno spazio sicuro in cui potersi riconoscere, dare parola al vissuto e sentirsi accolti nella propria fragilità. In questa prospettiva, la fase pre-obiettivo non rappresenta una preparazione marginale, ma il cuore stesso dell’intervento educativo.
Una parte importante del percorso è stata dedicata alla comprensione dei nuovi adolescenti, immersi oggi in una società della performance, dell’apparenza e della semplificazione, che spesso li porta a vivere il dolore, il fallimento e l’incertezza come segnali di inadeguatezza. Da qui è emersa la necessità di uno sguardo capace di complessità, ascolto e contenimento, capace di stare accanto senza correggere troppo in fretta.
La seconda parte del corso ha approfondito alcuni aspetti più operativi del coaching adolescenziale: la necessità di una solida base psicopedagogica, il riconoscimento delle fragilità scolastiche ed emotive, il valore dell’autoconsapevolezza, della narrazione autobiografica e del lavoro sulla vulnerabilità come via di orientamento autentico. Gli obiettivi, in questo quadro, non vengono imposti dall’esterno, ma emergono come espressione progressiva di un’identità che prende forma.
È stata un’occasione preziosa per condividere con i coach una prospettiva che considero essenziale: con gli adolescenti, prima dei risultati, viene la relazione; prima della direzione, viene la presenza; prima dell’obiettivo, viene il soggetto.