Adolescente interiore

Adolescente interiore

Qualche giorno fa un adolescente mi ha chiesto:

«Perché voi adulti criticate sempre l’adolescenza? Perché siete sempre tristi o arrabbiati?»

Non era soltanto una domanda, ma uno specchio in cui, per un istante, mi sono visto chiaramente. Così, la mia risposta è diventata più di una teoria: è diventata una confessione.

Forse gli adulti criticano l’adolescenza perché hanno perso il contatto con il proprio adolescente interiore—quella parte di sé vibrante e inquieta, libera da compromessi, capace di desiderare senza limiti, di sognare senza chiedere permesso, di indignarsi di fronte all’ingiustizia e di danzare anche nell’oscurità.

Guardare negli occhi di un adolescente diventa insopportabile perché quegli occhi ci ricordano ciò che abbiamo abbandonato o dimenticato dentro di noi. E ciò che abbiamo perso spesso ci fa paura. Il confronto diretto con la vitalità dell’adolescenza ci mette di fronte al nostro stesso vuoto interiore, al cinismo accumulato negli anni, alla rassegnazione che troppo spesso ci ostiniamo a chiamare “maturità”.

Per proteggerci, allora, preferiamo criticare. Ridicolizziamo, denigriamo, patologizziamo: «Siete svogliati, superficiali, lamentosi…» Ma forse, in realtà, siamo noi adulti ad essere diventati disillusi, svuotati, anestetizzati. L’adolescenza, con la sua energia cruda e autentica, ci sfida, risvegliando qualcosa dentro di noi che non vorremmo più ascoltare.

E allora, forse, la soluzione non è tentare di cambiare gli adolescenti, ma tornare a riconoscere e onorare l’adolescente che siamo stati. Potremmo, così facendo, smettere finalmente di giudicare chi lo sta diventando. Potremmo imparare ad ascoltare davvero questi ragazzi, cogliendo la loro autentica richiesta nascosta dietro le loro provocazioni: essere visti, accolti e ascoltati nella loro unicità e nel loro coraggioso tentativo di afferrare la vita.

Perché, in fondo, non chiedono altro.



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